Due date (21 luglio 1920 – 27 marzo 1945) e due paesi (Alcamo, in Sicilia e Benevagienna, in Piemonte) racchiudono gli estremi biografici della vicenda umana del partigiano Gaspare Santoro (nome di battaglia: Nick), uno dei mille e mille italiani che si ritrovarono lungo gli itinerari aspri e tortuosi della clandestinità e della guerra civile (1943-’45), una guerra disperata e senza pietà.
La biografia partigiana di Santoro passa attraverso l’arruolamento a Pradleves nell’ottobre ’44; la pianurizzazione G.L. del dicembre-gennaio; l’attacco partigiano del 30 luglio ’44 (gruppo Lulù, distaccamento Genio lo Slavo, banda Pin) e la rappresaglia tedesco-repubblichina del 31 luglio con l’incendio del paese; la “squadra volante” di Ginetto Marchesi, che annoverava il “più raccontato” dei colpisti piemontesi, il cremasco Luigi Frassi, spavaldo come un cavaliere guascone; la polizia divisionale della III Divisione “Langhe” “Giustizia e Libertà”, che al comando di Giannetto Asteggiano e Nick Santoro perseguiva nella sua opera di repressione dei gruppuscoli (dediti al banditismo comune nelle pre-Langhe dal ’44 al ’45), per ottenere il rispetto della legalità e “legittimare il partigianato sul territorio”.
Ma la narrazione biografica non poteva non guardare indietro, non poteva ignorare le ragioni profonde di un’appartenenza socio-culturale: gli anni della formazione (gli studi universitari e la scuola allievi ufficiali di Palermo); l’influsso del fascismo siciliano; la carriera dell’ufficiale che si misura con la guerriglia jugoslava in Istria e con la campagna di Grecia (Parga e Paramithià in Epiro).
Non si poteva tacere la giovanile adesione al modello fascista, rinnegato da Santoro fin dal giugno ’44 per ragioni ideologiche e come riscatto politico in risposta all’esperienza devastante del lager (il campo polacco di Biala Podlaska) dopo l’8 settembre ’43.
Un vile agguato tramato il 27 marzo ’45 nell’Albergo “Vecchio Commercio” di Benevagienna troncherà l’esistenza operosa di Nick e la sua militanza vissuta all’insegna del rigore morale e di una personalità forte e generosa: moriva un partigiano: “un altro italiano che aveva combattuto la sua battaglia” (secondo le parole della canzone partigiana Pietà l’è morta di Nuto Revelli).
Ma Nick non è mai morto nella mente e nel cuore dei suoi partigiani.


